La Commissione europea ha duramente criticato la recente decisione della Slovacchia di imporre prezzi del diesel più alti ai veicoli con targa straniera, definendo la misura altamente discriminatoria e incompatibile con le norme dell’Unione europea.

Il portavoce della Commissione Ricardo Cardoso ha dichiarato che, sebbene le autorità di Bratislava abbiano motivi legittimi per sostenere i propri cittadini durante un’acuta crisi energetica, tali azioni non possono discriminare sulla base della nazionalità né minacciare l’integrità del mercato unico dell’Unione. La Commissione ha annunciato che avvierà le opportune azioni legali per garantire il rispetto del diritto europeo.

La Slovacchia ha introdotto le controverse restrizioni la scorsa settimana nell’ambito di un più ampio sforzo per gestire una grave carenza di diesel, causata dall’interruzione delle forniture attraverso l’oleodotto Druzhba e dall’aumento dei costi energetici globali legato al conflitto in Medio Oriente, in particolare alla guerra che coinvolge l’Iran. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza per l’approvvigionamento petrolifero e ha raggiunto un accordo volontario sul tetto dei prezzi con la principale raffineria del Paese, Slovnaft, contribuendo a mantenere i prezzi interni più bassi rispetto ai Paesi vicini.

Questo vantaggio ha rapidamente innescato un aumento del “turismo del carburante”, soprattutto da parte di automobilisti provenienti da Polonia e Austria, che attraversano il confine per fare rifornimento a prezzi più convenienti. In alcuni distretti settentrionali, le stazioni di servizio avrebbero esaurito le scorte a causa dell’afflusso di automobilisti stranieri.

Per affrontare la pressione, le autorità slovacche hanno approvato una risoluzione di 30 giorni che consente ai distributori di limitare la vendita di diesel a un pieno per veicolo più un massimo di 10 litri aggiuntivi in tanica. Gli acquisti sono inoltre limitati a 400 euro di diesel per veicolo. Sono state anche introdotte restrizioni alle esportazioni di diesel verso altri Paesi.

L’aspetto più controverso è che le stazioni possono ora applicare un prezzo più elevato specificamente alle auto con targa straniera. Questa tariffa maggiorata è calcolata come media dei prezzi del diesel in Austria, Repubblica Ceca e Polonia, eliminando di fatto l’incentivo al rifornimento transfrontaliero.

Il primo ministro Robert Fico ha difeso le misure definendole una “discriminazione positiva” necessaria per proteggere gli automobilisti slovacchi ed evitare l’esaurimento delle scorte. Ha inoltre avvertito che le stazioni self-service non conformi potrebbero essere chiuse, descrivendo i provvedimenti come estremi ma inevitabili date le circostanze.

Le tensioni sull’oleodotto Druzhba alimentano la crisi

Alla base delle difficoltà energetiche della Slovacchia vi è l’oleodotto Druzhba, che da decenni fornisce petrolio russo a Slovacchia e Ungheria. Le forniture si sono interrotte a fine gennaio dopo danni verificatisi in territorio ucraino, presumibilmente causati da attacchi russi.

Le autorità ucraine sostengono che l’oleodotto sia stato colpito durante operazioni militari, mentre i leader slovacchi e ungheresi, che mantengono rapporti relativamente stretti con Mosca, accusano Kyiv di ritardare deliberatamente riparazioni e ispezioni. Bratislava e Budapest hanno ripetutamente chiesto che esperti indipendenti, inclusi i propri specialisti, possano accedere immediatamente per valutare e ripristinare la linea.

Il primo ministro Fico è stato particolarmente critico nei confronti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, accusandolo di decisioni unilaterali dannose per l’economia slovacca. Durante il Consiglio europeo del 19 marzo a Bruxelles, Fico ha lamentato che le discussioni si siano concentrate sull’Ucraina senza produrre progressi concreti sul ripristino dei flussi di petrolio. Ha persino suggerito che le azioni di Zelensky equivalgano a un’interferenza nelle prossime elezioni ungheresi, prolungando la crisi delle forniture per indebolire l’attuale governo a Budapest.

Fico non ha evitato l’escalation. La Slovacchia ha già sospeso le forniture di elettricità di emergenza all’Ucraina e limitato le esportazioni di diesel in risposta all’interruzione dell’oleodotto. Il primo ministro ha minacciato ulteriori misure di ritorsione se le forniture non verranno ripristinate rapidamente e ha respinto come insufficienti le proposte di una missione di ispezione dell’Unione che escluda esperti slovacchi e ungheresi. Nel frattempo, Slovnaft si affida parzialmente alle riserve petrolifere statali per mantenere operative le attività, a dimostrazione dell’urgenza percepita a Bratislava.

La Commissione europea riconosce il contesto difficile, inclusi i prezzi energetici alle stelle in tutto il continente a causa del conflitto con l’Iran e dell’interruzione dell’oleodotto. Tuttavia, i funzionari insistono sul fatto che qualsiasi risposta nazionale debba rispettare i principi fondamentali dell’Unione, come la non discriminazione e la libera circolazione nel mercato unico.

Il portavoce Cardoso ha sottolineato che sostenere i cittadini in tempi difficili è comprensibile, ma le misure non possono trattare in modo diverso i cittadini dell’Unione in base al Paese di immatricolazione dei loro veicoli. La Commissione considera il sistema di doppio prezzo e i limiti di vendita mirati agli stranieri una sfida diretta a queste regole fondamentali.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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